Decimo appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Perché il tradimento è più bello del Natale: 25 inattaccabili motivi”: decimo appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden!
Nono appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Quando l’ossessione per la fedeltà e per l’idea dell’amore esclusivo diventa un’arma nei confronti del partner: tristi esempi da non seguire”: nono appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden!
Ottavo appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Perché tradire non è affatto un peccato mentre è un peccato non farlo”: ottavo appuntamento con “Parliamo di infedeltà” con Gemma su Gleeden!
Settimo appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Le otto regole per essere single, amanti di qualcuno e felice!”: settimo appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden!
Sesto appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Si chiama “amante” perché la maggior parte delle volte lo fa per amore: che qualcuno lo dica”: sesto appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden!
Quinto appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden
“Perché il tradimento aiuta la coppia ufficiale a durare, e perché la coppia ufficiale non lo ammette”: quinto appuntamento con “Parliamo di infedeltà con Gemma” su Gleeden!
“Ogni donna ama un fascista” recensito da Antonio Gurrado
“Ogni donna ama un fascista” nella recensione di Antonio Gurrado per BooksBrothers.
S’intitola Ogni donna ama un fascista, ma la raccolta di poesie di Gemma Gaetani (Vallecchi) non va derubricata come florilegio degli istinti amorosi più reazionari, né va solo utilizzata quale specchio di vera penitenza per ogni maschio che finisca per riconoscersi in almeno uno degli improperi elencati nelle venti pagine della lirica centrale del volumetto, dedicata “agli uomini non veri”. Indubbiamente la Gaetani mira a dilatare la distinzione fra maschio e simil-maschio, ampliando la discriminante in cui “uomini veri fanno a pezzi / l’idea corrente di uomini mezzi”; e la sua vittima è l’homunculus postmoderno, che manda sms sdolcinati all’amata intenta a cambiare una ruota forata senza che nessuno l’aiuti. La Gaetani intende scavare un solco senza ponte levatoio fra sé, “furiosa come un tetro temporale”, e questi uomini “dimentichi del fatto che il gatto adulto quando possiede la gatta / la tiene per il collo con i denti”.
Questa distinzione è tuttavia il corollario della vera sezione decisiva della raccolta, in cui la Gaetani affronta di petto il lavoro quotidiano in ufficio: “Non muta la sostanza coi governi: / i miei stipendi gli unici ritorni / di mesi lenti e ghiacci come inverni”. Per realizzare il “post femminismo” che rivendica bisognerebbe introdurre un 100% di quote azzurre: “La donna che lavora è un controsenso. / Non è rivoluzione, è involuzione. / Con gran sincerità, io questo penso / e per me è un dogma, non un’opinione”. Il lavoro – specie se lontano dalla casa d’origine, specie se inchioda tutta la giornata a un metrò e a una scrivania – sottrae alle donne la vita familiare: le priva del passato (come la collega che parte da Milano perché il babbo è malato e arriva a Roma quand’è morto) ma anche del futuro, di “un uomo antico, antimoderno” che, vagheggia la Gaetani, “mi avrebbe messa a casa / a lavorare, certo, ma per lui / e la famiglia, e io mai sarei evasa / e i miei occhi non sarebbero bui”.
Così si spiega perché all’inizio di Ogni donna ama un fascista campeggino tre pagine di elogio della mammella (“Latte per la Patria”): in essa la Gaetani identifica la femminilità più che nell’organo riproduttivo, che non è unico ma complementare, concavo dove il maschio è convesso. Invece, grazie alla contemplazione della mammella, l’uomo si ricorda “di essere un mammifero / un animale maschio” e trae l’istintiva conclusione che, se è stato figlio e allattato, dovrà prima o poi sbrigarsi a essere padre regolandosi di conseguenza: trovare una donna, crearle attorno un ambiente da proteggere col proprio sudore e impedirle di lavorare fuori casa. Così per gli uomini veri il complicato incastro fra pene e vagina diventa effettiva unione fra uomo e donna, sancita dal sillogismo secondo il quale, se lei può allattare e lui no, lui deve lavorare e lei no. Il mezz’uomo, al contrario, quando non è gay è per lo meno femminista. Magari passa le ore davanti a siti porno, macerandosi di colpe che gli restano sospese nel nulla dell’animo perché si professa pure compiaciuto ateo, e inconsapevolmente opera una scissione assassina: riconosce al seno femminile un valore erotico ma asettico, bidimensionale, appunto da sito porno, e gli nega il valore definitivo e nutrizionale. Di conseguenza ritiene che la donna possa realizzarsi solo sterilizzandosi per fare carriera e non già allattando il figlio dell’uomo che le porta i soldi a casa; e, per provarle quanto la rispetti, al ristorante può lasciarla pagare tutto il conto invece che metà.
“Ogni donna ama un fascista” recensito da Alessandro Spadoni
“Ogni donna ama un fascista” nella recensione di Alessandro Spadoni per Dazebao.
Fiera, aggressiva, volutamente provocatoria, quasi intransigente. Questo potrebbe apparire ad una prima superficiale lettura la nuova opera di Gemma Gaetani. In “Ogni donna ama un fascista”, stampato per i tipi della Vallecchi, troviamo infatti la visione di una poetessa che non vuole fermarsi alla semplice descrizione di sentimenti e moti dell’animo, ma vuole andare più in profondità, cogliendo gli aspetti meno usuali e più reali del vivere quotidiano. Suddiviso in cinque capitoli, “Essere”, “Lavorare”, “Amare”, “Vivere” e “Commiato”, il libro di Gemma Gaetani, il cui titolo deriva da un emblematico verso di Silvia Plath pone il problema del rapporto di una donna con la realtà che la circonda e con le ipocrisie di uomini che assomigliano più ad animali striscianti che a persone dotate di nerbo e di progettualità. Con rara maestria e con una padronanza ineccepibile del verso strutturato attraverso rime classiche e assonanze ardite, la Gaetani martella a suon di endecasillabi e settenari le maschere della società contemporanea e di una certa dimensione maschile fatta di “bamboccioni non cresciuti”, uomini in teoria ma bambini nella pratica, sempre pronti al piagnisteo e allo scatto isterico piuttosto che confrontarsi con la vita vera e i suoi problemi.
In poesie come “Donna” o “Agli uomini non veri” la poetessa romana rigetta un’intera categoria di finti uomini, irresponsabili, scontati, prevedibili e insicuri, riaffermando però al contempo il diritto di una donna ad essere Donna con la D maiuscola, con le sue necessità, la sua fisicità, i suoi desideri e anche con quella sua voglia di piacere e di prendersi il piacere che supera il femminismo austero e smascherato dagli eventi e dall’evoluzione della società. Contro le categorie imposte e contro gli schemi mentali che sono trasversali e che appartengono purtroppo sia agli uomini che alle donne, la Gaetani rigetta una visione del mondo che impone etichette e riduce le emozioni a qualcosa di prevedibile, definito: “Tutto si ama a livello temporaneo/forgiando al cielo in eternità./Sostituendo alla Storia le cronache” (Forgiando al cielo in eternità). Occorre superare il “contesto-fiction dell’ufficio”, buttare alle ortiche un mondo fittizio fatto di mobili Ikea, smart-phone, discoteche, palestre e programmi televisivi confezionati, superare la nostra eterna sindrome di peter pan, di smettere di trasferire il nostro egoismo verso oggetti e animali che ci consolino (si pensi al cane o al gatto in casa) e iniziare finalmente a vivere confrontandoci con gli altri e assumendoci le nostre responsabilità. La poesia di Gaetani procede sicura per la sua strada attraverso l’arma del verso ben equilibrato, l’uso sapiente della parola, la frase che penetra la coscienza del lettore e lo obbliga a mettersi in discussione, per giungere ad una poetica nuova, costruita coi i pezzi di una realtà che non ha nulla di romanzesco. Una poesia che è come uno specchio nel quale riflettere e riflettersi e trovare le ragioni dei propri fallimenti e le possibilità di un ipotetico riscatto. La Gaetani va maneggiata con cura e le sue poesie vanno non solo lette ma comprese nella loro più intima, vitale confessione.
Gemma legge “L’amore è una stella del mattino”
Dopo “Agli uomini non veri”, seconda videolettura tratta dalla raccolta OGNI DONNA AMA UN FASCISTA. Love,
G.
“Ogni donna ama un fascista” visto da Camillo Langone
Quest’anno, ho deciso, il 25 aprile lo passo con Gemma Gaetani. Non con la poetessa romana in persona, ma col suo libro prodigiosamente intitolato Ogni donna ama un fascista, pubblicato con audace tempismo da Vallecchi (pp. 128, euro 10) in questi giorni insopportabilmente retorici (però, grazie a Dio, anche pasquali). Lo so che rischio di peggiorare la mia già cattiva fama: solo pochi giorni fa ho presentato a Parma un romanzo su Casa Pound fra le proteste degli antifascisti, adesso mi cimento nell’elogio di un testo dal titolo molto poco costituzionale. Ma bisogna leggerli i libri, mica fermarsi alle copertine.
Ogni donna ama un fascista, foto originale di copertina di Gioacchino Parolari
“Fascista” è qui da intendersi in senso lato, non politico bensì antropologico. Lo spunto viene dai versi più famosi (giustamente famosi) della poetessa americana Sylvia Plath: «Ogni donna ama un fascista / lo stivale sulla faccia / e il cuore brutale / di un bruto a te uguale». Mi pare chiaro che si stia parlando non di Benito Mussolini, ma di un Marlon Brando dei vecchi tempi o di un Vincent Cassel dei nuovi, vale a dire di un uomo munito di tutti gli attributi. Il libro di Gemma poteva intitolarsi benissimo “Nostalgia del vir”, solo che avrebbe venduto ancora meno. Già è un libro di poesie (non ve l’avevo detto? Ebbene sì, è un libro di poesie), senza un titolo appetitoso al momento delle prenotazioni sarebbe sprofondato. Anche se poi non somiglia nemmeno lontanamente alla solita poesia esangue per addetti ai lavori: Ogni donna ama un fascista è talmente narrativo, scorrevole, anti-intellettuale da poter piacere, se solo la distribuzione editoriale glielo facesse cadere tra le mani, alle femmine e ai bruti che non hanno mai sentito nominare Maurizio Cucchi e nemmeno Andrea Zanzotto.
INNO ALLA VIRILITA’ – È un inno alla virilità e alla femminilità che ne consegue: «Sa l’uomo vero di essere un mammifero / un animale maschio, e vuole tanta / area mammaria». E Gemma gliela dà, non in copertina dove appare pressappoco coperta da uno strategico mazzo di rose, ma in componimenti quali “Latte alla Patria” e in versi dove si esaltano «due seni belli e pieni», «seni nazionali e popolari».
Sarà davvero succulento il 25 aprile trascorso con questo libro spericolato che una poetessa laureata, una giurata salottiera del Premio Strega, mai avrebbe osato firmare: l’ha scritto una figlia di nessuno, quindi una figlia dell’Italia, una donna con un impiego normale, non culturale, che non abita ai Parioli ma dalle parti del Raccordo Anulare in quello che Pasolini (o era De Gregori?) definì «lo Sprofondo». E pure chi non conosce Roma ha capito benissimo.
Scorre sangue fresco dentro il volumetto, magari non fascista però piuttosto destro, di certo reazionario: «La donna che lavora è un controsenso. / Non è rivoluzione, è involuzione. / Con gran sincerità, io questo penso / e per me è un dogma, non un’opinione”. Lo avete capito: non è un’amante del dialogo, Gemma Gaetani. Non ha nessuna voglia di discutere, il suo è un prendere o lasciare. Se vi interessa il dibattito sulle quote rosa, sui diritti, sulle pari opportunità girate alla larga, rivolgetevi altrove.
Il nucleo duro si intitola “Agli uomini non veri”, 19 pagine di disprezzo assoluto, poesia feroce contro gli ectoplasmi di sesso all’incirca maschile in cui evidentemente si è imbattuta. (Nella sua opera non c’è nemmeno un verso che non appaia autobiografico: autobiografia personale e insieme autobiografia di una generazione). Dalla parte delle donne «che si devono comperare, da sole, le case / che devono vivere da sole le vite / che devono risolvere da sole ogni problema che hanno», si scaglia contro certi signorini «zuccherosi come gattini / dimentichi del fatto che il gatto adulto quando possiede la gatta / la tiene per il collo con i denti».
CONTRO I MISCREDENTI – Trasfigurata dall’odio prende un tono da profetessa veterotestamentaria e il suo diventa un salmo imprecatorio, tipo quelli che Paolo VI ha eliminato dalla liturgia perché i moderni cristiani mollaccioni si prendevano paura: «Diventa un tradizionalista / inizia a credere in Dio / e chiedigli pregandolo il miracolo / di farti diventare un vero uomo / oppure ammazzati». Non è un’uscita estemporanea, ce l’ha proprio con i miscredenti e in più punti li maltratta come nessun cattolico ufficiale, nessun cattolico da conferenza che legge Avvenire e compulsa Tettamanzi, avrebbe il coraggio di fare e nemmeno di pensare: «Sono atei o agnostici / e lo dicono con fierezza / perché hanno letto due libri / tre frasi di Nietzsche / mezza di Carmelo Bene / quell’idiozia / dell’apparire alla Madonna».
Insomma, mi sto preparando a vivere un fino a ieri inimmaginabile 25 aprile integralista. Non più “Bella ciao” ma “Bello addio”: il damerino liscio, depilato e fotogenico è invitato a lasciare il campo a chi sa cambiare una ruota, a chi è capace di difendere la fidanzata dai malintenzionati, pagarle la cena e consentirle di licenziarsi. Perché una vera donna lavora solo in casa, per il suo vero uomo. Ma esiste in natura un simile esemplare? O soltanto nel mondo dei sogni? Anche l’autrice sembra dubitarne e pagina dopo pagina si consola vituperando debosciati fino al debosciatissimo che dice: «Sono gay, l’ho capito grazie a te». Deve ancora venire il 25 aprile che ci liberi dagli uomini non veri.
Camillo Langone, L’elogio del maschio con le palle. Alle donne piace “fascista”, pubblicato su Libero del 23 aprile 2011
Estratti random da “Ogni donna ama un fascista”: Les fleurs du Bach.
Vivere in città di questi tempi vuol anche dire che nessuno (a parte due studenti e tre poeti) ricorda i più famosi fiori letterari, i fiori di Baudelaire, sarebbe a dire la raccolta “Les fleurs du mal”. Ma tanti conoscono i fiori di Bach. Ho così deciso di operare un corto circuito tra i due tipi di fiori, e di letteralizzare il seppellimento operato dalle cose nei confronti della poesia (tout court e di Baudelaire) infliggendo all’originale e glorioso titolo della poesia baudelariana il riferimento ai fiori contemporanei tanto noti: quelli di Bach (che Charles dall’oltretomba mi perdoni). Personalmente ritengo le erboristerie luoghi di grandi bugie. Mi piacciono i vasoni pieni di erbe e fiori seccati, mi piacciono alcune marche veramente bioecologiche, ma tutto il resto è paccottiglia industriale spacciata per naturale da erboriste molto spesso ignoranti. Così la mia spada ha voluto punire la molto ridicola figura dell’erborista che vende patacche a poveri creduloni, e l’ha trasformata in una specie di delirante santona contemporanea che però s’esprime come si usava fare in poesia secoli or sono: quando, cioè, a guaritori improvvisati si poteva anche credere. Amo molto alcuni momenti del componimento, alcuni versi. In particolar modo gli ultimi due.
LES FLEURS DU BACH
La vita non mi ha fatto sempre “Smack!”
e ho avuto, un tempo, un’ansia bella seria.
Per uscirne avrei preso anche del crack,
ma trovai prima un’erboristeria.
La floriterapeuta «Diplomata!»
disse fiera, mi fece: «Non s’ammazzi!
Cos’ha la vita sua tanto straziata?»
Le raccontai così tutti i miei cazzi,
cercando comprensione tra gallette
di riso e incensi vari, cioccococcole,
fanghi dell’alga guam in scatolette.
Andò la tipa dentro al retro, il moccolo
soffiandomi io poi venne, e una boccetta…
«Io porto meco liquido l’oracolo,
oh, brutto mio anatroccolo!
Ogni quattr’ore quattro gocce al dì;
poi ai fiori dirai “NO!” e alla gioia “Sì…”»
Pagai dieci euro e uscii…
Le gocce amiche in tasca, rifiorita
sarei anch’io, mai più triste ed esaurita.
«Sublìngual modaltà
per l’assunzione, non posologia
ulteriore richiede l’alchimia.
Guarita tu sarìa
allorché l’onere oblierai di prenderli.
Pàrlan i fiori e tu saprìa intenderli!»…
Giù di pipetta a mungerli…
Ma non sentivo all’anima… Tra i denti
un «amichevol spirto»! Era… brandy[1]!
Ostie per credenti:
con l’autosuggestione la paura
passa anche senza un’idea di cura.
Un’illusione pura…
Quasi ogni giorno li ho dimenticati;
«Ti parleranno…»: neanche presentati
si sono o congedati.
O forse ciò che volevano dire
era di terapie vere esperire,
lì la fede investire.
Abbiamo visto troppo e ognuno in sé
ha un undici settembre a bere il tè.
[1] Alcool.
Da “Ogni donna ama un fascista”, cap. “Vivere in città di questi tempi”.
“PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA”: il quarto appuntamento su Gleeden
Quarto appuntamento con PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA su GLEEDEN: Tradire vuol dire amare di più. Buona lettura!
“PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA”: terzo appuntamento su GLEEDEN
Terzo appuntamento con PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA su GLEEDEN: Il miglior proposito possibile per il 2011? Trovare l’amante ideale!
Nuova intervista sul bimestrale “Vita in coppia”
Elogio del tradimento: un pamphlet di una giovane scrittrice condanna la fedeltà e glorifica il tradimento. Leggi l’intervista!
“Parliamo di infedeltà con Gemma”, secondo appuntamento su Gleeden
Cosa sarebbe successo se Romeo fosse diventato l’amante di Giulietta?, il secondo appuntamento con la rubrica PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA, su Gleeden!
Una nuova intervista
Con Gemma Gaetani tra sesso e tradimento, una nuova intervista di Giuseppe Iannozzi da leggere qui.
“Parliamo di infedeltà con Gemma”, da oggi su Gleeden
Perché il tradimento aiuta la coppia ufficiale a durare, e perché la coppia ufficiale non lo ammette, il primo appuntamento con la rubrica PARLIAMO DI INFEDELTA’ CON GEMMA, da oggi su Gleeden.
L’Elogio del tradimento sul n. 9 del trimestrale Satisfiction in una recensione “soddisfatti o rimborsati”
Sul n. 9 di Satisfiction, la rivista letteraria ideata da Gian Paolo Serino, edita da Vasco Rossi e distribuita in tutte le Feltrinelli d’Italia, Elettra Aldani firma una recensione interattiva dell’Elogio del tradimento. Cosa vuol dire recensione interattiva? Testualmente, che “se la critica di Satisfiction ti convince a comprare il libro, ma dopo averlo letto ritieni che l’entusiasmo di Satisfiction ha deluso le tue aspettative, invia una mail (redazione@satisfiction.org) che spieghi perché il libro che Satisfiction ti ha segnalato non era veramente “imperdibile e assolutamente da leggere”: Satisfiction ti rimborserà il prezzo di copertina”.
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Gemma Gaetani, ELOGIO DEL TRADIMENTO, Vallecchi, pp. 252, Euro 12,50
Ci sono almeno tre buone ragioni per leggere “Elogio del tradimento” di Gemma Gaetani (Vallecchi editore, alla seconda ristampa). La prima è che si tratta di un pamphlet – genere poco frequentato – confezionato con tutti i crismi: è ironico, polemico, divertente, irriverente, logicamente ineccepibile. Mescola citazioni colte e cultura pop, de Sade e Lucio Battisti. Ed è scritto molto bene, particolare, questo, affatto secondario. La seconda è che è un libro coraggioso, che parla dell’amore e lo fa con estrema, nuda onestà. Terzo: l’autrice – qui alla sua seconda prova, dopo “Colazione al Fiorucci Store” – è una donna, altro dato per niente irrilevante vista la tesi anticonvenzionale sostenuta. Ci sono cose fastidiose e vere da dire sull’amore, e questo libro ce le dice tutte. La coppia non è un santuario inviolabile. C’è una pesante induzione culturale e del mercato a “pensare per due”, quasi quello fosse l’unico orizzonte possibile (mai provato a comprare un letto non matrimoniale all’Ikea, eh?). Chi rompe il patto, chi tradisce seguendo colpevole il proprio desiderio, o semplicemente non ama più paga, e anche salato. Rilanciando l’idea forte – dalla Kipnis di “Contro l’amore” a James Hillman – che il tradimento sia buono, anzi in qualche misura necessario, Gemma Gaetani smonta il dominante pensiero coppia-centrico, rovescia con un doppio salto mortale la prospettiva comune, inveisce contro l’amore come proprietà esclusiva dell’altro, indica il tradimento come sano vero esercizio di libertà individuale all’interno di una relazione. Dispensa anche consigli utili, e divertenti, per la pratica di un tradimento “amorevole”, mai sfacciato, assolutamente privato e personale. Il cinismo è solo apparente. Di sottofondo, sottile ma chiara, una nota dolente, di chi ha provato, “sa” e, indomita sognatrice, prova a indicare una direzione alternativa, inaudita quanto necessaria. La libertà è un doveroso pericolo, direbbe Giovanni Lindo Ferretti. Quanto sia difficile e realmente possibile liberare l’idea dell’amore dal veleno dolce e vischioso del sentimentalismo, bè, questo è un altro discorso.
Elettra Aldani
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L’Elogio del tradimento su Fare Futuro Web Magazine
Tradisco dunque trasmetto, è il titolo dell’articolo di Mauro Cappelli. Giusto, giustissimo, la mia tesi è stata compresa! Una nuova recensione dell’Elogio del tradimento su Fare Futuro Web Magazine, leggibile qui! Buoni tradimenti… ;0)

