Archivio del mese di luglio 2010

L’Elogio del tradimento su Elle

27-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

Sul numero di agosto 2010 del mensile Elle, attualmente in edicola, un bellissimo pezzo di Elettra Aldani intitolato Ti ho tradito per allegria nel quale Elettra parla anche di me (o meglio dell’Elogio del tradimento) e con me. Leggibile qui!

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Intervista sull’Unione Sarda di oggi

19-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

ELOGIO DEL TRADIMENTO. La scrittrice Gemma Gaetani analizza con tono lieve il rapporto di coppia e le reciproche infedeltà fino ad assolvere il fedifrago.

“Lo sa che i reati dal movente passionale sono i primi in Italia? Questo non le fa pensare che c’è un problema che dobbiamo risolvere nel concetto di amore come sentimento e diritto di proprietà della creatura amata? O in quello di amore come simbiosi?”.

La giornalista e scrittrice Gemma Gaetani parla a raffica. Sollecitato l’argomento s’infervora e infila fatti e cifre con sbalorditiva semplicità. Il tradimento sa bene cosa sia, l’ha studiato, descritto e può parlarne da esperta. Ma è sempre sbagliato tradire? Esecrato, condannato, ritenuto uno dei più abominevoli peccati, il tradimento ha trovato nella Gaetani un difensore ad oltranza spassionato e caricato al punto giusto.

Il suo  “ELOGIO DEL TRADIMENTO” (Vallecchi, pagine 244, €  12,50), sottotitolo “Conquista, tradisci, nega!”, suona come un incitamento alla trasgressione, ma il libro è una sorta di trattato contro i pregiudizi imperanti che dall’inizio del mondo attraverso Dalide spregiudicate e altri personaggi consimili, hanno fatto del tradimento un mercato e una concezione di vita.

“Esiste un’impressionantemente vasta e trasversale ideologia moralistica che condanna il tradimento e diffonde la credenza sbagliata che tradire sia un reato morale: poiché così non è, era veramente necessario apporre sul piatto della bilancia idee che invece difendessero il tradimento come vero e proprio diritto dell’individuo e insieme ne analizzassero le ragioni. Tradire è un comportamento più che naturale e riconducibile alla sfera dell’esercizio della sacrosanta libertà individuale ma, attenzione: la mia difesa del diritto a tradire è innovativa, e non è un caso che io sia una donna, cioè un’appartenente al sesso che ha dovuto combattere molto per acquisire anche soltanto il diritto a votare e lavorare, e che quindi è di fatto più sensibile alle contraddizioni o alle ingiustizie sociali”.

Le donne, come valutano il tradimento?

“C’è già chi accetta il tradimento, ma generalmente questa tolleranza comunque minoritaria avviene nella forma di una rassegnazione da parte delle donne tradite, e in quella di un calcolo squallido o di una pulsione poco lucida, di cui non si è soggetti consapevoli ma nevrotici e goffi piccoli maniaci, da parte degli uomini traditori. Ambedue le categorie sono impregnate di quella concezione irrealistica che dice che si può amare, sentimentalmente o fisicamente, solo una creatura. Così le donne tradìte soffrono ma tacciono, e gli uomini si sentono in colpa, confessano in cerca di assoluzione, ribadendo che tradire sarebbe un peccato verso il partner fisso di cui si sono macchiati, oppure tradiscono con le prostitute per avere l’illusoria impressione di non aver mancato di rispetto alla partner”.

E per il resto?

“Per il resto è condannato perché equiparato al peggiore reato morale possibile, e molti speculano su questo: investigatori privati, produttori di aggeggi che permettono di controllare il cellulare del partner e chi più ne ha più ne metta. Bene, questo stato delle cose è patetico, delirante e lesionistico. Vorrei si capisse che la mia è una rivoluzione  anche femminista, perché seppure nel mio libro io sia molto compassionevole nei confronti di questi mariti vessati dai propri infelici matrimoni, in realtà propongo a tutti, anche alle donne, di relativizzare il soffocante assolutismo di coppia e di riconsiderare il tradimento”.

Che cos’è veramente il suo libro e quali i suoi reali intenti?

“Ho scelto un registro espositivo spesso ironico ma si ricordi di Pulcinella che scherzando diceva la verità. Il tono divertente  non mina la serietà delle tesi e delle analisi che conduco”.

Necessario un restyling della nostra mentalità comportamentale?

“Sì, sono le nostre idee che indirizzano i nostri comportamenti. Io non voglio convincere tutti a tradire, vorrei però aiutare le persone a ricordare che la vita è uno stato innanzitutto individuale, che la simbiosi, il controllo, l’annullamento degli istinti libertari non conducono mai a niente di buono”.

Tradiscono di più le donne o gli uomini? Un esempio famoso di tradimento maschile?

“Tradiscono di più gli uomini. Quando non sono rassegnati ladruncoli di veloci e miseri piaceri rubati al talamo legittimo sono illusi di essere dei veri dongiovanni, mentre in realtà sono quasi sempre la sbagliata interpretazione di Don Giovanni. Molti uomini traditori si ispirano a lui, tuttavia non ne comprendono il vero spessore e il reale senso. Don Giovanni non era sposato, e questo fa una certa differenza con qualsiasi sedicente playboy con moglie e figli. Quello di Don Giovanni era un attacco continuo al concetto borghese di famiglia, il suo era un atteggiamento eversivo, rivoluzionario, profondamente antisociale ed individualista: mai sadico. Non collezionava donne, le amava in qualche modo tutte ma per primo al mondo amava sé e la sua libertà assoluta: tutto questo è un po’ diverso dal landobuzzanchismo che caratterizza certi vitelloni nostrani contemporanei”.

Quando il tradimento è terapeutico?

“Quando si è subìto, perché farsene attori invece che spettatori aiuta a capire che tradire è un atto di piacere verso sé che non coinvolge il partner fisso. Quando si vive infelicemente in una coppia che non si vuole o non si può smantellare. Quando si ama immensamente e si è riamati immensamente, per relativizzare quell’amore, tornare coi piedi per terra e non mettersi completamente nelle mani dell’altro”.

FRANCESCO MANNONI


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I risultati della tanto amata fedeltà

14-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

Nella religione cattolica la donna nasce da una costola dell’uomo. E nella storia occidentale la donna è stata oggettivamente l’ancella dell’uomo: non per secoli, ma per: millenni. Non destinata a lavorare fuori di casa se non nei campi, destinata invece a trovarsi un marito, procreare figli ed accudire l’uno e gli altri nell’ambito di un matrimonio che, fino a poche decine di anni fa anche qui in Italia era indissolubile, nasceva in chiesa col rito matrimoniale e finiva di nuovo in chiesa allorché uno dei due coniugi moriva e se ne celebrava il funerale, la donna era di fatto UN OGGETTO SOTTOPOSTO ALL’UOMO. Non aveva autonomia, indipendenza, un ruolo sociale e lavorativo (e perciò individuale) al di fuori del contesto familiare. Il femminismo è stato la feroce ribellione a tutto questo, e adesso stiamo ancora vivendo fenomeni di assestamento, presso gli uomini, delle istanze della rivoluzione femminista che servivano a dire basta ad una situazione maschilistica in cui a predominare era sempre e soltanto l’uomo. Per legge giudiziaria e morale e religiosa. A distanza di decenni, dunque, cosa succede? Succede che molti di questi uomini sono ancora incapaci di accettare che la donna si sia emancipata. Che la donna, con onestà, decida di smettere di stare in un rapporto sentimentale se non ama più (molto spesso gli uomini se non amano più semplicemente tradiscono, le donne invece no, le donne di regola lasciano e si mettono con un altro). Non è un caso che siano in incredibile maggioranza numerica uomini gli stalker e gli assassini di ex (solo raramente anche suicidi, guarda caso, cioè la vita dell’ex la sacrificano, la propria no). Non è un caso, e questo indica che c’è un problema, presso gli uomini, di cui si deve parlare. Questo dice che molti (troppi) uomini non sono stati in grado di far proprio l’urlo liberatorio e di dolore (“Lascia che viva anche senza di te”) della donna. Nessuno ha spiegato, ha fatto capire agli uomini ancora ancoràti a una concezione maschilistica della società e della vita che il femminismo non era la lotta della femmina contro l’uomo punto e basta, ma la lotta della femmina contro il maschio sempre e comunque imperante, e alcuni di loro rispondono cercando di ribadire il proprio predominio. Con le buone o con le cattive. Quando uccidono è chiaro che non lo fanno coscientemente. Diversamente da quanto dice la giornalista, Fosco, uccidere un altro essere umano è conseguenza di una malattia mentale, fosse anche soltanto temporanea. Sono probabilmente presi dalla disperazione questi uomini che non vorrebbero che le donne potessero sciogliere i legami, sono affetti da rabbie e depressioni di dimensioni incommensurabili, si sentono traditi da una donna alla quale si erano consacrati, legati, seppure in maniera maldestra dato che un amore sano non ammazza quando sopraggiunge la fine, sentono leso un proprio onore, non sopportano l’umiliazione che sentono contenuta nel messaggio della donna che lascia e si mette con un altro: “Lui è per me migliore di te, perciò lascio te e sto con lui e la società non mi può fermare, e la società sta a guardare come è giusto che sia”. Non la sopportano e schiavi di un egocentrismo malatissimo, patologicissimo, reagiscono a quella che sentono come una violenza emotiva e a quello che sentono come un dolore che non sanno sopportare con un gesto di irrazionale e crudelissima violenza fisica definitiva: l’impressione (in senso letterale) sulla donna della morte per mano propria, come a dire “Tu sei invece una cosa mia, al di là della tua volontà tu sei una cosa, e mia, tu sei una cosa così mia che io mi arrogo il potere di toglierti la vita. O con me, o senza di me. Non vivrai con me? Bene, allora non vivrai”.

Tutto questo è per me profondamente agghiacciante. Un adulto sano sa che l’amore per l’altro è un continuo patteggiamento con la libertà propria e con quella dell’altro. Se fosse per me la psicoterapia sarebbe una disciplina a cui costringere le persone (tutte) per legge. In queste società civili e occidentali ormai profondamente decadenti, dove tutto si frantuma tra le mani e non tutti hanno le risorse emotive e lo spessore intellettivo per capire cosa succede ed adeguarsi, è sempre più necessario che l’individuo lavori su stesso, che non agisca in preda ai propri istinti magari patologici come un animale nella foresta, e questi uomini uccisori invece lo fanno. Sono animali impazziti che sbranano l’animale più debole. Per “amore”: uccidono.

Ci vorrebbe una nuova educazione sentimentale. Nel mio piccolo, col mio pamphlettino, da donna io ho cercato di inserire ovunque, nel testo, stimoli che inducano a far capire che la vita si deve saper vivere da sé. Il capitolo dedicato alle conseguenze estreme della concezione sacrale dell’amore fedele è per me il più importante del mio libro. Si tratta di conseguenze sanguinolente, sempre. Ecco perché il mio libro si scaglia con violenza contro la PRETESA della fedeltà e la PRETESA della giustezza morale della fedeltà: è un tentativo di terapia d’urto, un po’ come quando a uno che soffra di vertigini si consigli di lanciarsi in un bel bungee jumping per ritrovare un equilibrio nel rapporto con lo spazio visto dall’alto.

Ma nel frattempo alcuni, che non hanno capito veramente niente del vero senso del mio elogio del tradimento, che credono che questo libro sia una letturina per femminucce, mi fanno sapere che avrei dovuto piuttosto elogiare la fedeltà, e a me cadono le braccia. A costoro voglio dire che ogni bara in cui è chiusa una delle donne vittime di un partner che non voleva accettare la fine dell’amore è un elogio alla loro tanta amata fedeltà.

Ne vadano fieri.

Adottino i figli orfani di quelle ex coppie in cui la madre è morta e il padre è in galera per omicidio se non si è suicidato dopo l’omicidio. Li portino a vivere nelle loro stupide case, ricordino loro ogni giorno che i loro genitori non ci sono più grazie all’ossessione della fedeltà.

Li portino attaccati a un filo come aquiloni al prossimo vomitevole Family Day.

Io intanto dedico a tutte quelle donne uccise da un partner-padrone una delle canzoni più tristi che conosca.


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Assassini e assassini-suicidi in nome dell’amore. Ma l’amore sarebbe un’altra cosa.

13-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

Scrivendo l’Elogio del tradimento ho cantato la bellezza della libertà in amore e mi sono scagliata contro la coppia costrittivamente fedele con la stessa violenza con cui l’idea della coppia costrittivamente fedele si scaglia contro la bellezza della libertà in amore. La verità come sempre è si trova al centro esatto delle cose, e sommando la bellezza della libertà in amore, a cui io ho voluto dedicare un pamphlet, un inno, un manuale con le istruzioni per l’uso che nessuno prima aveva scritto, con la bruttezza della coppia forzatamente fedele, che vantava già quintali secolari di parole a suo favore, e poi dividendo per due, il risultato è quell’amore che sa che amare vuol dire lasciare liberi, e che in caso di fine dell’amore da parte dell’amato dice: Non mi ami più e io ne soffro, ma se soffro perché ti amo amarti ora che tu non ami più me vuol dire lasciarti libero/a di essere felice da solo/a o con chi vorrai invece che costringerti ad essere infelice con me o direttamente ammazzarti per farti essere infelicemente ed eternamente morto/a. Questo dovremmo insegnare a dire, a fare, a pensare a ogni potenziale uccisore di un’ex che non ama più! Chiunque sia un adulto ha sperimentato il dolore della fine dell’amore, e io che sono un’adulta ancor prima che qualsiasi altra cosa, per prima ammetto che è un dolore emotivo spiacevole. Ma sacrificare in suo nome la vita altrui, propria o della persona amata che non vuole amarci più è incredibilmente insensato e violento. Se la smettete, assassini e assassini-suicidi in nome dell’amore, di trasformare quest’estate già poco sopportabile a causa del caldo e di diverse altre questioni, in un’estate di sangue, se ce la fate ritornare semplicemente un’estate di sole insopportabilmente caldo e diverse altre questioni, farete un favore a voi stessi e agli altri.

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L’Elogio del tradimento recensito su Stilos

05-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

Su Stilos di questo mese di luglio una bella recensione dell’Elogio del tradimento a cura di Stefano Spagnolo. Qui!

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Contro il nazismo sentimentale

01-07-2010  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

Cercando la parola tradimento su Facebook ho trovato questo gruppo: “NO AL TRADIMENTO… Considerarlo e condannarlo come un vero reato PENALE!”.

Alcune fotine degli iscritti al gruppo li ritraggono abbracciati all’altra metà della coppia, sorridenti, fieri. Alcune scritte sulla pagina, invece, mi ricordano il nazismo.

Finché le persone non capiranno che NON CI DEVE essere questo nevrotico e violento sentimento di proprietà in amore, finché non capiranno che seppure facciano male, il tradimento o l’abbandono, ognuno al mondo dovrebbe essere libero di fare ciò che ritiene il suo bene, altro che inneggiare perfino alla penalizzazione giuridica, il mondo starà sempre più male.

E infatti il mondo sta male: continuano ad essere uccisi partner che vogliono lasciare, partner che avevano lasciato, partner che evidentemente nella coppia non stavano bene e tradivano.

Che tristezza.

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