Archivio del mese di luglio 2011

“Ogni donna ama un fascista” recensito da Antonio Gurrado

19-07-2011  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

“Ogni donna ama un fascista” nella recensione di Antonio Gurrado per BooksBrothers.

S’intitola Ogni donna ama un fascista, ma la raccolta di poesie di Gemma Gaetani (Vallecchi) non va derubricata come florilegio degli istinti amorosi più reazionari, né va solo utilizzata quale specchio di vera penitenza per ogni maschio che finisca per riconoscersi in almeno uno degli improperi elencati nelle venti pagine della lirica centrale del volumetto, dedicata “agli uomini non veri”. Indubbiamente la Gaetani mira a dilatare la distinzione fra maschio e simil-maschio, ampliando la discriminante in cui “uomini veri fanno a pezzi / l’idea corrente di uomini mezzi”; e la sua vittima è l’homunculus postmoderno, che manda sms sdolcinati all’amata intenta a cambiare una ruota forata senza che nessuno l’aiuti. La Gaetani intende scavare un solco senza ponte levatoio fra sé, “furiosa come un tetro temporale”, e questi uomini “dimentichi del fatto che il gatto adulto quando possiede la gatta / la tiene per il collo con i denti”.
Questa distinzione è tuttavia il corollario della vera sezione decisiva della raccolta, in cui la Gaetani affronta di petto il lavoro quotidiano in ufficio: “Non muta la sostanza coi governi: / i miei stipendi gli unici ritorni / di mesi lenti e ghiacci come inverni”. Per realizzare il “post femminismo” che rivendica bisognerebbe introdurre un 100% di quote azzurre: “La donna che lavora è un controsenso. / Non è rivoluzione, è involuzione. / Con gran sincerità, io questo penso / e per me è un dogma, non un’opinione”. Il lavoro – specie se lontano dalla casa d’origine, specie se inchioda tutta la giornata a un metrò e a una scrivania – sottrae alle donne la vita familiare: le priva del passato (come la collega che parte da Milano perché il babbo è malato e arriva a Roma quand’è morto) ma anche del futuro, di “un uomo antico, antimoderno” che, vagheggia la Gaetani, “mi avrebbe messa a casa / a lavorare, certo, ma per lui / e la famiglia, e io mai sarei evasa / e i miei occhi non sarebbero bui”.
Così si spiega perché all’inizio di Ogni donna ama un fascista campeggino tre pagine di elogio della mammella (“Latte per la Patria”): in essa la Gaetani identifica la femminilità più che nell’organo riproduttivo, che non è unico ma complementare, concavo dove il maschio è convesso. Invece, grazie alla contemplazione della mammella, l’uomo si ricorda “di essere un mammifero / un animale maschio” e trae l’istintiva conclusione che, se è stato figlio e allattato, dovrà prima o poi sbrigarsi a essere padre regolandosi di conseguenza: trovare una donna, crearle attorno un ambiente da proteggere col proprio sudore e impedirle di lavorare fuori casa. Così per gli uomini veri il complicato incastro fra pene e vagina diventa effettiva unione fra uomo e donna, sancita dal sillogismo secondo il quale, se lei può allattare e lui no, lui deve lavorare e lei no. Il mezz’uomo, al contrario, quando non è gay è per lo meno femminista. Magari passa le ore davanti a siti porno, macerandosi di colpe che gli restano sospese nel nulla dell’animo perché si professa pure compiaciuto ateo, e inconsapevolmente opera una scissione assassina: riconosce al seno femminile un valore erotico ma asettico, bidimensionale, appunto da sito porno, e gli nega il valore definitivo e nutrizionale. Di conseguenza ritiene che la donna possa realizzarsi solo sterilizzandosi per fare carriera e non già allattando il figlio dell’uomo che le porta i soldi a casa; e, per provarle quanto la rispetti, al ristorante può lasciarla pagare tutto il conto invece che metà.

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“Ogni donna ama un fascista” recensito da Alessandro Spadoni

19-07-2011  Pubblicato da Gemma Gaetani nella categoria Il blog di GG

“Ogni donna ama un fascista” nella recensione di Alessandro Spadoni per Dazebao.

Fiera, aggressiva, volutamente provocatoria, quasi intransigente. Questo potrebbe apparire ad una prima superficiale lettura la nuova opera di Gemma Gaetani. In “Ogni donna ama un fascista”, stampato per i tipi della Vallecchi, troviamo infatti la visione di una poetessa che non vuole fermarsi alla semplice descrizione di sentimenti e moti dell’animo, ma vuole andare più in profondità, cogliendo gli aspetti meno usuali e più reali del vivere quotidiano. Suddiviso in cinque capitoli, “Essere”, “Lavorare”, “Amare”, “Vivere” e “Commiato”, il libro di Gemma Gaetani, il cui titolo deriva da un emblematico verso di Silvia Plath pone il problema del rapporto di una donna con la realtà che la circonda e con le ipocrisie di uomini che assomigliano più ad animali striscianti che a persone dotate di nerbo e di progettualità. Con rara maestria e con una padronanza ineccepibile del verso strutturato attraverso rime classiche e assonanze ardite, la Gaetani martella a suon di endecasillabi e settenari le maschere della società contemporanea e di una certa dimensione maschile fatta di “bamboccioni non cresciuti”, uomini in teoria ma bambini nella pratica, sempre pronti al piagnisteo e allo scatto isterico piuttosto che confrontarsi con la vita vera e i suoi problemi.

In poesie come “Donna” o “Agli uomini non veri” la poetessa romana rigetta un’intera categoria di finti uomini, irresponsabili, scontati, prevedibili e insicuri, riaffermando però al contempo il diritto di una donna ad essere Donna con la D maiuscola, con le sue necessità, la sua fisicità, i suoi desideri e anche con quella sua voglia di piacere e di prendersi il piacere che supera il femminismo austero e smascherato dagli eventi e dall’evoluzione della società. Contro le categorie imposte e contro gli schemi mentali che sono trasversali e che appartengono purtroppo sia agli uomini che alle donne, la Gaetani rigetta una visione del mondo che impone etichette e riduce le emozioni a qualcosa di prevedibile, definito: “Tutto si ama a livello temporaneo/forgiando al cielo in eternità./Sostituendo alla Storia le cronache” (Forgiando al cielo in eternità). Occorre superare il “contesto-fiction dell’ufficio”, buttare alle ortiche un mondo fittizio fatto di mobili Ikea, smart-phone, discoteche, palestre e programmi televisivi confezionati, superare la nostra eterna sindrome di peter pan, di smettere di trasferire il nostro egoismo verso oggetti e animali che ci consolino (si pensi al cane o al gatto in casa) e iniziare finalmente a vivere confrontandoci con gli altri e assumendoci le nostre responsabilità. La poesia di Gaetani procede sicura per la sua strada attraverso l’arma del verso ben equilibrato, l’uso sapiente della parola, la frase che penetra la coscienza del lettore e lo obbliga a mettersi in discussione, per giungere ad una poetica nuova, costruita coi i pezzi di una realtà che non ha nulla di romanzesco. Una poesia che è come uno specchio nel quale riflettere e riflettersi e trovare le ragioni dei propri fallimenti e le possibilità di un ipotetico riscatto. La Gaetani va maneggiata con cura e le sue poesie vanno non solo lette ma comprese nella loro più intima, vitale confessione.

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